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Ariano Irpino

Ariano Irpino

Aequum Tuticum***

Aequum Tuticum fu un vicus romano ubicato sul pianoro di Sant’Eleuterio, nel settore settentrionale del territorio comunale di Ariano Irpino; situato a un’altitudine di 575 m s.l.m., l’antico centro abitato sorgeva in posizione rilevata rispetto alla circostante valle del Miscano. l borgo sorse in una fase iniziale della dominazione romana quando era ancora diffuso il bilinguismo (o comunque la diglossia), come attestato dallo stesso toponimo in parte latino (aequum, ossia “pianura”, “campo aperto”) e in parte osco (tuticum, ovvero “pubblico”, “appartenente al popolo”, dalla stessa radice di touto); una tale denominazione sembrerebbe peraltro sottintendere che lo stesso sito, talvolta identificato con la leggendaria Touxion, avesse avuto notevole rilevanza sociopolitica per le popolazioni sannitiche. I pochi affioramenti di epoca preromana (rinvenuti esclusivamente lungo il margine settentrionale dell’area) non sembrano comunque riferibili a un luogo abitato, mentre non è da escludere l’eventuale presenza di un santuario. Ad ogni modo il vicus prese a svilupparsi in stretta correlazione ad alcune antiche strade consolari romane: la via Aemilia (avente una direttrice sud-nord), la via Minucia (con direttrice ovest-est, o sudovest-nordest) e probabilmente anche una “terza via” (di cui si ignora il nome) orientata in senso nordovest-sudest. La via Aemilia è ben indicata da due cippi miliari del II secolo a.C. (rinvenuti nelle non lontane località Manna-Torre Amando e Camporeale-Santa Lucia) riportanti l’iscrizione Marcus Æmilius Lepidus; la via Minucia è attestata espressamente da autori classici del I secolo a.C. e doveva essere pressoché parallela alla via Appia, rispetto alla quale si presentava più disagevole ma anche più diretta (non si esclude che la via Minucia percorresse l’angusta valle del Cervaro, o più probabilmente la vallata del Sannoro, un affluente di sinistra del Cervaro). In quanto alla probabile “terza via”, essa doveva provenire dal Sannio pentro , benché di essa si ignori, oltre al nome, anche la fase storica in cui fu costruita. In particolare, la fondazione del vicus potrebbe ricollegarsi alle vaste assegnazioni graccane e ai connessi programmi di insediamento rurale conseguenti alla promulgazione della Lex agraria (133 a.C.), benché gli strati archeologici riferibili al II-I secolo a.C. siano comunque molto scarsi. Ad ogni modo Aequum Tuticum è citato per la prima volta (sia pur nella forma atipica Equus Tuticus) da Cicerone che, in una lettera indirizzata all’amico Attico del 50 a.C., lo descrisse come una stazione intermedia nel tragitto verso l’Apulia, segno che già nel I secolo a.C. il vicus doveva rappresentare un crocevia piuttosto rilevante. In epoca adrianea, quando era possesso della gens Seppia di Beneventum, Aequum Tuticum costituì poi uno snodo stradale di primaria importanza, definito cardo viarum da Theodor Mommsen, in quanto il vicus divenne anche il punto d’incrocio fra la via Traiana (parzialmente sovrappostasi alla primitiva via Minucia) e la via Herculea; quest’ultima, percorrente l’Appennino in senso longitudinale, doveva invece ricalcare almeno in parte il tracciato della già citata “terza via”. Nelle immediate vicinanze del sito sono state individuate due aree sepolcrali oltre a un tratto della via Traiana. La fotografia aerea ha permesso inoltre di individuare il tracciato della via Herculea in uscita da Aequum Tuticum con direzione sud-est, mentre i cippi miliari della stessa strada (reperiti in prossimità delle masserie Intonti di Ariano e San Cesareo di Zungoli) hanno consentito di verificare l’avvenuta completa latinizzazione del toponimo, che nel tardo impero era ormai denominato Aequum Magnum o anche semplicemente Aequum. Gli scavi, compiuti fra il 1990 e il 2000, hanno riportato in superficie strutture murarie e testimonianze di epoca romana come ceramiche, iscrizioni, steli funerarie e monete. Il complesso più antico risulta essere una struttura termale risalente al I secolo. Il vano centrale, il frigidarium, presenta un mosaico in tessere bianche e nere. Vi si aggiungono poi una serie di ambienti disposti a schiera del II secolo (probabilmente locali adibiti a magazzino o a bottega). L’insediamento subì i danni di un terremoto intorno alla metà del IV secolo ma, subito dopo, una villa dotata di un ambiente decorato da un vasto mosaico policromo venne costruita al di sopra degli antichi ruderi. Il sito, citato nell’Itinerario antonino e nella Tavola peutingeriana, fu poi abbandonato entro il VI secolo, presumibilmente in concomitanza con le invasioni barbariche. Esistono tuttavia tracce di una sua rioccupazione in epoca medioevale (dal XII secolo), quando le antiche strutture romane furono inglobate in quelle di un nuovo nucleo abitato denominato Sant’Eleuterio (da non confondersi con la moderna Contrada Sant’Eleuterio ubicata nei pressi), poi a sua volta decaduto. Tale toponimo, attestato a partire dal 988 e di chiara origine greco-bizantina, potrebbe essersi diffuso alla fine del IX secolo allorquando le truppe di Bisanzio, provenienti dalla Puglia, occuparono per diversi anni il principato di Benevento. Una collezione di reperti provenienti da Aequum Tuticum è custodita nel museo archeologico di Ariano Irpino mentre diverse decine di iscrizioni ed elementi architettonici sono raccolti in un lapidario all’interno della villa comunale di Ariano.

Starza e la preistoria*****

Nell’insediamento che occupava, in territorio di Ariano, nella località Starza, una posizione strategica su uno sperone gessoso dominante la confluenza tra il Miscano e il Miscanello, non ci sono state sostanziali soluzioni di continuità tra la fase più antica del neolitico, che va datata nel VI millennio a.C. e la media età del bronzo, quando, tra il XV e il XIII secolo a.C., tale abitato sembra aver avuto il massimo sviluppo, e non mancano indizi di frequentazione di periodi successivi, dall’età arcaica all’età romana. Il neolitico antico, nel suo aspetto culturale attestato in Puglia al Guadone presso San Severo e nel Melfese a Rendina, caratterizzato da ceramica d’impasto con impressioni ad unghia e con la stecca, e conosciuto inoltre da insediamenti nella località S.Maria dei Bossi sotto Casalbore, in un sito dominante il Miscano, circa 4 km dalla Starza, dove sono venuti alla luce anche strumenti in ossidiana e un vetro vulcanico proveniente da Lipari nelle isole Eolie e, in parte, forse, da Palmarola presso Ponza, accanto a manufatti di selce sia locale, sia importata dal Gargano. Testimonianza di scambi con terre ancora più lontane sono invece due asce rinvenute a Pesco la Torre a Nord di Casalbore e sui crinale presso Castelfranco, in una pietra verde proveniente dalle Alpi Occidentali, di tipo diffuso in fasi successive del neolitico, non prima del IV millennio a.C. Mentre è ancora isolato un affioramento di ceramiche del periodo eneolitico a valle dell’abitato di Casalbore, pertinente alla cultura di Laterza, caratterizzata da boccali con anse a bottoni e vasi con superficie a squame e diffusa nella seconda meta del III millennio a.C. soprattutto sul versante adriatico, ma ormai attestata anche nella valle dell’Ufita a Castelbaronia, nell’età del bronzo si hanno indizi di insediamento più diffuso. La fase più antica di tale periodo, e per cui possiamo supporre più estesi disboscamenti in funzione soprattutto dell’allevamento, che ha avuto anche dopo notevole importanza per I’economia della zona, direttamente interessata dalla transumanza, è conosciuta finora solo nella vicina valle del Cervaro, a Monte Castello di Savignano, ma oltre a tale località, dominante l’accesso al valico del Nuzzo sul versante pugliese, e alla Starza di Ariano sul lato opposto, hanno dato luogo a rinvenimenti di materiali del “bronzo medio” tra l’altro in territorio di Montecalvo la zona di Tre Monti, in quello di Casalbore in località S.Maria dei Bossi e, presso l’attuale centro abitato Macchia Porcara, e in territorio di Buonalbergo in località Starza. Non a caso gli insediamenti di questa fase, in cui si è attestata in quasi tutta l’Italia peninsulare una cultura unitaria cui si è dato il nome di “appenninica”, e che è caratterizzata nella sua fase, più recente, tra il XIV e XIII secolo, da una ceramica a decorazione incisa con motivi meandrospiralici e materia bianca, gessosa, nei solchi e nelle excisioni, sono sul tracciato dei successivi tratturi e in parte in luoghi di abbeveraggio. D’altra parte si può dire che in tale periodo di intensi scambi con il mondo greco miceneo, nel quale già si conosce la scrittura, l’Italia è entrata nella storia, anche se la fase successiva è stata un “periodo oscuro”, in cui tutto il Mediterraneo centro-orientale e l’Asia anteriore sono stati sconvolti da movimenti di popolazioni venutisi a creare nell’area danubiana. Probabilmente, quindi, non è del tutto casuale il fatto che non conosciamo ancora nulla dell’età del bronzo finale e dell’inizio dell’età del ferro nell’area che qui ci interessa, e che i ritrovamenti, purtroppo ancora dovuti al caso, di bronzi, dei primi decenni dell’VIII secolo a.C. tra cui fibule a carrettino da Casalbore, S. Marco dei Cavoti, S. Barbato presso Benevento, possano riferirsi ad un momento in cui la situazione doveva già essersi in  qualche modo stabilizzata. E’ interessante, comunque, notare che tali oggetti sono stati importati evidentemente dalla Campania, dove proprio in quel periodo si è avuto un notevole sviluppo della produzione metallurgica, non a caso in un momento in cui sono ripresi i contatti con il mondo greco e non sono mancati i navigatori fenici.

*****tratto da prof. Claude Albore Livadie

La Presenza umana**

Nel 1744 il geografo francese D’Anville con certezza matematica localizzava nei pressi del comune di Castelfranco in Miscano il sito dove sorgeva uno dei più importanti centri sannitici: la citta di Aequo Tutico. Tommaso Vitale mezzo secolo più tardi, confortato dalla copiosa mole di reperti archeologici venuti alla luce, consacrava in S. Eleuterio quella che fu l’Equotutico del Sannio antico, “Cardo viarum” delle vie dell’Italia meridionale. L’antico Sannio, pur non avendo confini geografici ben precisi ed una sua unità amministrativa, comprendeva, oltre alla parte interna e montuosa fra il Lazio, la Campania, la Lucania e la Puglia, i paesi dei Frentani e dei Peligni con le alte valli dei fiumi Sangro, Voltumo, Biferno (Tifemus) e del Trigno. A seguito della divisione augustea, da cui furono esclusi i territori degli Irpini e dei Caudini, il Sannio comprese i territori dei Sabini, degli Equi, dei Vestini, dei Marucini, dei Frentani, dei Peligni e dei Marsi. Le citta più importanti dei Sanniti erano: Aufidena (Alfedena), Bovianum Vetus, (Pietrabbondante), Bovianum Novum (Boiano), Tereventum (Trivento), Aesernia (Isernia), Venafrum (Venafro), Allifae, Caudium, Saticula (S.Agata dei Goti), Telesia, Trebula, Caiatia, Abbellinum (Avellino) e Akudumnia (Lacedonia). Con la sconfitta della famosa Lega Sannitica, gli Irpini furono separati dai Sanniti dislocati più a Nord, mediante la colonia di Benevento e di Isernia che assicurò il possesso del Sannio ai Romani (268 a.C.), formando cosi, territorialmente, una distinta unita etnica. Nel 209 a.C. gli Irpini furono sottomessi al dominio di Roma. Ribelli contro Roma durante la guerra sociale, furono definitivamente sconfitti nell’83 a.C. e compresi secondo il citato ordinamento di Augusto, nella Seconda Regione. Geograficamente, il cuore dell’Irpinia antica risulta costituito dalle valli dei fiumi Sabato, Calore e dell’alto Ofanto, con a Nord il massiccio del Monte Taburno ed il corso dei fiumi Calore e Miscano, a Sud la catena montuosa che va da Montoro al valico di Conza. La Valle del Miscano “Valle Miscana un tempo Valle di Tesso”, con la Valle dell’Ufita e l’alta Valle del Cervaro, l’antico Cerbalus, risultano, grazie alla loro particolare ricchezza idrica ed alla posizione geografica di incrocio delle vie naturali di transito tra la conca beneventana ed il Tavoliere Pugliese, già frequentate in epoca preistorica. Fu proprio lungo tali percorsi che gruppi di popolazioni nomadi si stanziarono, dando vita a nuovi organismi, dediti inizialmente alla caccia e successivamente all’allevamento ed alla produzione cerealicola.

Tra i siti preistorici di maggiore interesse, quello della Starza di Ariano, villaggio capannicolo ubicato alla confluenza del fiume Miscano con il canale Cupido ed il Vallone della Starza, chiamato anche Fiume del Gesso, si sviluppava in origine, lungo il pendio di una gessosa collina, sita vicinissima al Regio Tratturo Pescasseroli-Candela. Il sito della Starza ha rivelato la presenza di una delle prime comunità neolitiche (VI millennio a.C.) sopravvissuta fino alle successive età del bronzo e del ferro. Il suo sviluppo fu determinato certamente dalla sua posizione chiave di incrocio delle vie di collegamento e di traffico. La Valle del Miscano con le Valli dell’Ufita e del Cervaro rappresentano geograficamente il più settentrionale dei passaggi lungo il quale erano impostate le vie di collegamento che solcavano questa parte di territorio della Campania interna in sen so longitudinale e trasversale. Importanti e significative sono le testimonianze archeologiche del periodo sannitico individuate nei centri di Casalbore, Castel Baronia e Carife. I ritrovamenti provengono sia da necropoli che da aree di abitato. Tra i santuari di particolare importanza è quello sito nella valle d’Ansanto, dedicato alla dea Mephite. Il Tratturo Regio Pescasseroli-Candela o “Via Della Lana”, destinato alle trasmigrazioni vernotiche e stanotiche degli armenti, dopo aver attraversato le regioni di Abruzzo e Molise, si inoltra nel territorio della Campania interna interessando le province di Benevento e di Avellino. Dopo il comune di Morcone, il Regio Tratturo scende verso il fiume Tammaro, costeggia la riva Nord nel territorio di S. Giorgio la Molara e risale verso Nord per Buonalbergo, e di là, attraverso Casalbore solca buona parte della Valle del Miscano. Dopo il sito di Camporeale di Ariano, il Regio Tratturo, attraversa i comuni di Villanova del Battista e Zungoli, portandosi sul Tavoliere pugliese con Candela. La presenza di importanti ed antiche Dogane site tra Buonalbergo (Monte Chiodo e Tavernola), Casalbore (Borgo Antico oggi Piazza C. Battisti) e Greci (Tre Fontane), denota l’importanza storica di questa area interna, incrocio naturale delle vie di comunicazione e di traffico. Lungo il Regio Tratturo si riscontrano due posti doganali intermedi, vicinissimi l’uno all’altro. La Dogana sita presso la Taverna di Monte Chiodo nel tenimento di Buonalbergo e l’altra in Casalbore. Una terza sede doganale era sita sempre nel tenimento di Buonalbergo, ma a Sud, alla confluenza del torrente S. Spirito con il fiume Miscano.

Questa sede doganale dominava su un Tratturo molto importante proveniente dal beneventano (Valle del Calore), che costeggiando il fiume Miscano, risaliva verso Casalbore dove, incrociando e percorrendo un breve tratto della Via Traiana, SI immetteva sul Regio Tratturo Pescasseroli Candela nei pressi del Riposo di S. Spirito. In età romana alcuni di questi antichi Tratturi furono ricalcati da nuovi tracciati viari come l’Appia, la Via Eclanensis, la Via Erculea, e la Via Minucia, ricalcata, più tardi, per alcuni tratti, dalla Via Traiana. Dopo la caduta dell’Impero Romano quest’area, come tutta l’Italia, diviene teatro di incontro e di scontro di nuovi popoli. Goti, Bizantini, Longobardi e Saraceni: il territorio subisce un nuovo assetto, scaturito da diverse esigenze organizzative. La nuova realtà politica e religiosa determina, in molti casi, la fine di molti antichi insediamenti e la nascita di nuovi, dislocati, più delle volte, in aree completamente diverse dalle precedenti. Lungo gli antichi tracciati vi passarono sostandovi i primi missionari provenienti dalla Palestina e dalla Grecia. Con la diffusione del messaggio evangelico fiorirono le prime comunità cristiane ed i primi martiri cristiani. Nel VII sec. dopo la nascita del ducato di Benevento e della contea di Ariano, che furono con Trevico e Frigento anche sedi vescovili, Monte S. Angelo diventa Santuario del popolo longobardo. Durante la dominazione normanna e poi quella sveva, il Gargano e la Terra Santa diventano tappe obbligate di importanti pellegrini: Papi, Sovrani, Principi e Santi, come S. Francesco d’Assisi ed altri lasciano chiara testimonianza del loro passaggio sia lungo le strade che nei Santuari. Nascono e si organizzano nuovi luoghi di culto, ricoveri, ospedali, conventi, monasteri, ecc. intorno ai quali ruota una frenetica attività religiosa che sfocia nel misticismo ascetico e nella spiritualità più pura. Con il consolidamento del regno Normanno e Svevo, il meridione d’Italia, si arricchisce di nuovi e imponenti edifici, castelli, torri, chiese e cattedrali. La Valle del Miscano, già di dominio longobardo, bizantino e saraceno, con i Normanni e gli Svevi, subisce un nuovo assetto territoriale, con la nascita della Contea di Buonalbergo (XI secolo) che comprendeva un vasto territorio da Ariano a Morcone. Nel 1266, con la morte di Manfredi, finisce il dominio Svevo. Con il trionfo Angioino si realizza una nuova strada che da Napoli capitale porta in Puglia, passando per Ariano. La strada Regia per le Puglie costruita ad uso e collegamento delle sette province del Regno (Capitanata, Terra di Bari, Terra di Otranto, di Lecce, Matera, Calabria e Abbruzzi) fu tracciata intorno al 1270 e completata solo nel 1585. Altri lavori seguirono nel 1700 ad opera di Carlo III di Borbone. L’apertura e il potenziamento di questa nuovo asse viario favorisce l’abbandono e il successivo degrado della via Traiana, che resta comunque utilizzata fino agli inizi del XX secolo, e definitivamente abbandonata solo dopo la costruzione della SS 90 bis che collega Benevento con Savignano Irpino.

** tratto da Roberto Patrevita

Città di Ariano Irpino******

Durante le sanguinose lotte durante le guerre fra i Goti e i Bizantini, intorno al VI sec. gli abitanti sparsi nell’ager, per sfuggire ai cruenti massacri e alle continue scorrerie e saccheggi, si rifugiarono sui vicini colli di Ariano, lontani dalle principali arterie di comunicazioni. Ha inizio l’evoluzione del modesto villaggio di Ariano, che in seguito diverrà citta fortificata, baluardo fra le Puglie e Napoli. Ariano viene nominata per la prima volta nel 797 quando un certo Vacco o Guacco, figlio di Tatone o Tettone, dovendo prendere parte alla guerra condotta da Grimoaldo, duca di Benevento, contro Pipino, affida all’abate di Montecassino il figlio Achiperto e, nel timore di non far ritorno, dona i propri possedimenti Casale in Trane, Casale in Trepucio, Casale in Ariano. Con la decadenza del Principato longobardo di Benevento, Ariano divenne contea e roccaforte longobarda, a diretto contatto con i confini bizantini; infatti assurse a contea per contrastare l’avanzata politico-militare dei Greci e per arrestare I’ espandersi delle idee religiose ortodosse. A risollevare il grave dissesto del Mezzogiorno e i soprusi dei baroni, furono Normanni. Con l’incoronazione nella Cattedrale di Palermo di Ruggiero II nella notte di Natale del 1130, il Regno acquisto un nuovo assetto e nelle Assise del 1140 tenutesi in Ariano emano la propria costituzione. Ariano sotto i Normanni assurse a citta fortificata, fu riadattato l’antico castrum, con torrioni tronco-conici, fu riattato il mastio a pianta quadrata e la sala dei banchetti (sala grande) dove si era soliti ricevere i blasonati del tempo. Si dette, altresì, grande impulso all’agricoltura apportando nuove tecniche, consentendo lo sviluppo della mezzadria. I possessi feudali erano detenuti dai comites, che occupavano il posto più alto nella gerarchia e la nobiltà era unita dal vincolo di sangue con a capo il re. Ariano in questo periodo ebbe come conti i signori di Buonalbergo, Gerardo, Eriberto, Giordano e Ruggiero, in una successione ereditaria di padre in figlio. Nel 1255 la citta fu saccheggiata dai Saraceni di Lucera, guidati da Federico Lancia, zio di Manfredi. Dopo la restaurazione di Carlo I d’Angiò, questi si recò in Ariano ed avendo constatato lo stato disastroso in cui versava la città, si diede a ricostruirla, riattò le chiese, il castello gravemente danneggiato e consolidò le mura. Fu in questa occasione che vennero donate agli Arianesi due Spine della Corona di Cristo e consegnate al Vescovo Pellegrini (1264-1277). Si successero quindi vari feudatari al governo della città, fino alle soglie del XIX secolo. Con la ventata napoleonica, incominciarono le rappresaglie e i vecchi perseguitati divennero giustizieri, impiccando e fucilando. Nel rinnovato fervore del 1820, del 1821 e del 1848, i patrioti arianesi parteciparono ai moti rivoluzionari. II 21 ottobre del 1860, con unanime consenso, Ariano proclamò il solenne plebiscito nella piazza che oggi porta il nome.

Visita al centro urbano

Il centro di Ariano Irpino è ricco di chiese e cappelle realizzate nel corso dei secoli e legate al suo ruolo di importante diocesi, legata prima alla potente Arcidiocesi di Benevento e poi diocesi di confine tra Campania e Puglia.

Eremo di S. Pietro de Reclusis

Questo eremo era anticamente detto “delli Chiausi” o “delli Inclausi”. E’ ancora oggi visibile la cella dove, secondo la tradizione, visse e morì l’eremita S. Oto, patrono di Ariano. Sono anche visibili alcuni affreschi venuti alla luce durante alcuni restauri, databili dal XIV al XVI secolo.

Chiesa di S. Maria del Carmine.

Questa Chiesa fu edificata nel 1668 e sotto il re Carlo II venne titolata “chiesa regia”. Collegiata di San Giovanni Battista. Un tempo era denominata Madonna della Croce. L’altare maggiore è dedicato al Santo omonimo mentre nel 1516 fu edificata una cappella laterale in onore di S. Maria d’Amandi.

Cattedrale.

La cattedrale fu edificata intorno alla metà del X secolo sul sito di un tempio di Apollo. Essa ha svolto, fin dalle origini, sia funzioni religiose sia civili, infatti il communis consenso avveniva negli spazi adiacenti ad essa, dove la popolazione riunita in assemblea deliberava atti amministrativi di particolare urgenza. Il Vescovo aveva, quindi, anche funzione di capo civile della Città. L’attuale facciata, edificata nel 1500 in stile romanico in arenaria, è la parte più antica dell’attuale chiesa. Rosoni, portali ed altri stemmi e cornici furono aggiunti nei secoli successivi. La chiesa è a tre navate con pianta a croce latina. Le cappelle laterali sono tutte state realizzate dal XVIII fino a XX secolo. Sono numerose le opere, i dipinti e gli arredi sacri di valore, custoditi presso l’annesso Museo diocesano.

Palazzo Forte-Museo civico

Di particolare importanza e pregio è la collezione di maioliche dell’artigianato arianese, che include sia oggetti per il culto religioso sia oggetti di uso domestico, con una produzione che va dal 1500 al 1900. Di raro pregio sono i centrotavola, gli scaldini a scarpetta, le fiasche a libro, antropomorfe e zoomorfe, nonché i boccali “bevi se puoi”. Un altro settore del museo, invece, è costituito dalla collezione di ceramiche antiche dal VII al IV secolo a.C. Proseguendo la visita si incontrano il Palazzo della Duchessa, la Chiesa di S. Andrea (XV sec), il Palazzo Vitoli Cozzi, la chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa di S. Francesco, la Chiesa del Loreto (XII sec), la Chiesa di S. Pietro Apostolo.

Castello

Il castello fu edificato in posizione preminente, in modo da controllare le valli dell’Ufita, del Miscano e del Cervaro. Esso è a pianta trapezoidale, munito di 4 torri troncoconiche comunicanti tra di loro tramite corridoi che si aprono lungo le mura perimetrali. Alla sommità, il rudere dell’antico mastio.I muri di cortina sono muniti di contrafforti ed avevano un’altezza di circa sei metri al di sotto l’attuale piano di calpestio. Sono diversi gli ambienti interni, sia delle torri sia del castello, ancora visibili e visitabili. Il castello ospita una interessante e ricca mostra permanente delle armi.

Ospedale di San Giacomo

Si tratta di un antico palazzo ubicato a margine del Borgo dei Tranesi, il quartiere storico dedito alla produzione della ceramica arianese. Il nome, Ospedale, e la dedica a San Giacomo certamente evoca un collegamento di questo edificio con i pellegrinaggi ed i cammini. Oggi esso ospita il Polo Didattico e Scientifico del Meseo Civico e della Ceramica, avendo sia funzione museale, con forte connotazione innovativa con ricorso a nuove tecnologie; sia funzione di laboratorio didattico e di formazione sulle tematiche specifiche. Il Polo è in continua evoluzione e si arricchisce sempre di più di materiali e di offerte formative e didattiche.

******tratto da Nicola D’Antuono

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