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Casalbore

Casalbore

Tratturo Regio Pescasseroli-Candela

In territorio di Casalbore, il tracciato della Via Francigena incrocia il Tratturo Regio. Questo antico percorso, utilizzato fin dalla preistoria, permetteva ai pastori nomadi di spostarsi dai pascoli estivi, sulle montagne abruzzesi, al Tavoliere di Puglia nei periodi freddi, per svernare. Si può affermare che la nascita e lo sviluppo del centro di Casalbore è connesso a questa viabilità: Casalbore e Tratturo sono intimamente connessi. Fin dalla costruzione del centro medievale, il percorso del Tratturo, letteralmente avvolge il piccolo centro medievale, quando si trova al cospetto della torre che domina l’altura. Questa è una sorta di “delta” del Tratturo, dove vari sotto-percorsi ed aree di sosta permettevano all’elevato numero di animali in transito, di essere contati e tassati dai funzionari della dogana.

Tempio italico***

A Casalbore, in localita Macchia Porcara, in stretto rapporto con delle sorgenti, troviamo, sul Tratturo Regio, un’area sacra, con un Santuario italico distrutto durante la guerra annibalica nel 217 a.C., e dedicato, vista la presenza tra gli ex-voto di un utero in terracotta, ad una divinità femminile di cui non si conosce ancora il nome. Il Tempio italico è un santuario del IV-III sec. a.C. nato presumibilmente, in relazione al percorso del Tratturo, dal quale si trova a pochissima distanza, e forse anche connesso ad una grande necropoli sannitica. Il Tempio, che è stato in parte oggetto di scavi archeologici, ha portato alla luce una zona “sacra” costituita da un tempio con tre celle, ed altri ambienti e vasche. Quest’ultima circostanza, oltre alla presenza di ex-voto rappresentanti genitali, fanno pensare che il santuario fosse dedicato a divinità connesse alla fertilità.

***tratto da Roberto Patrevita

Torre normanna e Museo castelli

La torre ed il castello è presumibile siano stati edificati in periodo di dominazione normanna. Non è possibile sapere, ad oggi, se si trattò di una nuova edificazione o si trattasse di una “ristrutturazione” di un incastellamento longobardo preesistente. La lapide sulla porta della Torre, detta “porta beneventana” riporta la data del 1216, quindi già di periodo Svevo. Il castello, molto modificato nei secoli successivi in particolare dai Caracciolo, signori di Casalbore, doveva avere due cortili interni e diverse torri, delle quali si conservano ancora tracce. Oggi una parte del Castello ospita il Museo dei Castelli, un percorso didattico-espositivo dedicato ai secolari manieri che popolano l’Irpinia e la regione Campania tutta. Il museo è nato grazie alla collaborazione tra l’Associazione Culturale Terre di Campania e il Comune di Casalbore. Di ogni castello irpino incluso nell’esposizione fotografica viene illustrata non solo la sua storia, ma anche quella del territorio su cui insiste, assieme alle sue peculiarità e alle leggende e aneddoti che lo contraddistinguono. Ospita anche un percorso didattico dedicato alla scoperta del mondo dei castelli e del Medioevo, con possibilità di partecipare, per gli alunni degli istituti scolastici, a laboratori didattici a tema.

Via Micaelica

Come il Regio Tratturo hanno determinato la struttura e l’antropizzazione del territorio casalborese, allo stesso modo i percorsi di fede hanno influito sulla presenza di edifici religiosi. Il percorso della via Traiana e successivamente della Via Sacra Langobardorum o via Micaelica, è punteggiato da luoghi di culto antichissimi e di grande interesse culturale. Tra questi sicuramente spiccano la Grotta di San Michele e la Chiesetta di Santa Maria de’ Bossi.

Grotta di San Michele***

Si tratta di una cavita sotterranea di origine carsica, inglobata oggi al di sotto di un edificio in parte moderno, e una volta sede dei “Romiti”. La grotta presenta oggi due ingressi orientati a Sud, e fu ridotta di ampiezza a seguito dell’apertura di una cava per l’estrazione della pietra. L’ingresso originario, sito nella volta dello strato roccioso e comunicante con l’esterno attraverso una frattura nella roccia,  è sistemato con muretti  in pietra. Una scala di legno agevolava la discesa nella grotta. La tradizione popolare racconta della scoperta casuale della grotta avvenuta con lo sprofondamento nella cavita di una mucca che ivi pascolava. La leggenda della mucca è da  collegarsi  a fatti simili accaduti al tempo delle apparizioni dell’Arcangelo Michele sui Monte Gargano, nel V secolo. II culto di S. Michele si è diffuso in quest’area certamente con la conversione dei Longobardi appartenenti al potente Ducato di Benevento e a seguito dei grandi pellegrinaggi che si svolgevano lungo le direttrici di collegamento tra la Campania e la Puglia. A pochissima distanza dalla grotta passano infatti il Regio Tratturo e la via Traiana chiamata, nel Medioevo, la via Sacra Langobardorum.

***tratto da Roberto Patrevita

Maria de’ Bossi***

A Sud di Casalbore, immersa nel verde è sita la Chiesa rurale di S. Maria dei Bossi di origine antichissima. Appartenne alla Badia di S. Sofia di Benevento fino al XVII secolo. La prima citazione risale al 452 d.C. “Ecclesia Sanctae Mariae in Casali Albulo”. Siamo alle origini del Cristianesimo in questa area del Sannio meridionale. Nella città di Beneventum i primi martiri si ebbero infatti sin dal 305. In un altro documento della Cancelleria Pontificia, “II riconoscimento da parte del Papa Pasquale II dei beni di S. Sofia (Benevento: 1102)”, si dice: “in Casali Alvulo” vi è la Chiesa “Sanctae Mariae, Sanctique Joannis Praecursoris Domini”. L’Ughelli, nella sua “ltalia Sacra”, riferisce che molti privilegi furono accordati alla Chiesa di S. Maria (detta “de Buxis”) da diversi sovrani e pontefici. La Chiesa di S. Maria dei Bossi sorge sui ruderi di un monumento funerario romano a camera absidata databile al II secolo d.C. Infatti avanzi di queste e altre strutture pertinenti a tombe romane sono riconoscibili nell’area antistante la Chiesa. Si ricorda che nelle immediate vicinanze passava la via Traiana. Ruderi di ponti e di edifici antichi sono tuttora visibili. Tutta l’area del sito di S. Maria dei Bossi è di notevole interesse archeologico, sono state infatti recuperate, a seguito di regolari scavi, tombe e materiali che vanno dalla preistoria al basso medioevo. Il sito di S.Maria dei Bossi è caratterizzato da una folta vegetazione di querce, cerri e olmi. Nel sottobosco domina la pianta di bosso. Tra le piante sacre oltre al bosso, vi è “La  cerza di S. Maria” una enorme quercia secolare, di oltre venti metri di altezza, sita sul lato sinistro della chiesa. Per la sua sacralità le ghiande venivano un tempo raccolte e poi vendute, il ricavato serviva per le esigenze della chiesa.

***tratto da Roberto Patrevita

Fontana Santa Maria e Mulini
A valle della chiesa di Santa Maria, immediatamente al di sotto del viadotto della SS90bis, vi è la fontana di Santa Maria. L’area è ricchissima di acqua e la fontana ne è testimonianza. Qui la via Francigena torna ad incrociare il percorso originario della via Traiana. Sono numerose le tracce della via consolare romana, da blocchi di pietra calcarea, alle pietre di pavimentazione della via Traiana, oltre a resti di tombe romane. Le abbondanti sorgenti dell’area e la presenza del torrente hanno favorito, nel corso dei secoli, la costruzione di mulini ad acqua nel corso dei secoli. Nel tratto verso est si incontrano importanti strutture per il convogliamento delle acque verso i mulini (“palata” in dialetto), costituite da una canalizzazione in terra ed una grande vasca a forma di trapezio, che nella parte più stretta, a valle, presenta una apertura per la fuoriuscita dell’acqua raccolta.

Ponte romano*
La via Traiana superava il profondo vallone di S. Maria utilizzando un ponte, la cui struttura è parzialmente visibile sulla sponda sinistra del vallone. Sulla sponda destra sono emersi strutture in conglomerato cementizio romano e, nel corso del torrente, blocchi squadrati in pietra calcarea, che dalla forma e dimensioni, appartenente probabilmente alla zoccolatura del pilone.Considerata l’ubicazione delle strutture sulla sponda sinistra del torrente, questo ponte doveva avere arcate strette ma molto alte. Altri materiali di crollo, blocchi di calcestruzzo e parti del selciato, caratterizzano questa zona. Più avanti sono presenti, inoltre, altre piccole strutture sempre parte della via romana, per l’attraversamento di un piccolo canale.

Masseria Bellavista e Tratturo*
Risalita la sponda destra del torrente S. Maria, il percorso della Francigena che segue abbastanza fedelmente la Via Traiana, punta verso una grande struttura rurale, la Masseria Bellavista. Questa è una grande struttura, oggi in quasi completo abbandono, ubicata in posizione dominante sulla valle del Miscano nel punto in cui Via Traiana e Regio Tratturo si incrociano e seguono lo stesso tracciato fino a separarsi di nuovo nella contrada di Malvizza di sotto.

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