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Greci

Greci

Tre Fontane

Tre Fontane è il nome di un complesso architettonico rurale di epoca rinascimentale ubicato lungo la linea spartiacque appenninica, a cavallo fra la valle del Cervaro e l’alta valle del Miscano a un’altitudine di 725 m s.l.m.. Da un punto di vista amministrativo il complesso è situato nel territorio comunale di Greci (in provincia di Avellino), presso il confine territoriale con Ariano Irpino e Castelfranco in Miscano. Il complesso si compone di una grande masseria fortificata a pianta quadrangolare con un’ampia corte centrale, di una imponente taverna di forma rettangolare e di un modesto casale ubicato alle falde di un’antica cava di pietra. Ognuno dei tre edifici, situati a quasi 200 m l’uno dagli altri, disponeva di una propria fonte sorgiva, da qui l’origine del toponimo. L’insediamento delle Tre Fontane sorse all’incrocio fra tre antiche direttrici di traffico

  • la via Appia Traiana, costruita nel II secolo d.C. in sovrapposizione alla più antica via Minucia e rimasta in uso per tutto il medioevo quale parte integrante dell’itinerario della via Francigena
  • il tratturello Camporeale-Foggia, un percorso della transumanza che univa il tratturo Pescasseroli-Candela alla città sede della Règia dogana della Mena delle pecore
  • il tratturello Volturara-Castelfranco, una diramazione del tratturo Lucera-Castel di Sangro; a differenza dei due precedenti questo tracciato percorreva la catena appenninica in senso longitudinale

Assai scarse sono tuttavia le tracce della frequentazione del sito in epoca imperiale e medievale; l’edificazione del complesso avvenne infatti solo nel Cinquecento[6], al termine delle devastanti guerre d’Italia del XVI secolo. Fin dagli inizi l’insediamento fu occupato dal gruppo etnico arbëreshë, lo stesso che risiede anche a Greci e che ben conserva la cultura e la lingua d’origine, ma non il rito bizantino Sorto in corrispondenza dell’allora principale crocevia tra Campania e Puglia, l’insediamento in una prima fase dovette essere assai florido grazie all’intenso traffico di pastori, viandanti, cavalieri e mercanti; a tal riguardo è significativo che la taverna fosse costruita esattamente sul tratturello e munita ai lati di portali che consentivano il controllo dei transiti. Tuttavia, dopo che nel corso del Seicento fu costruita la nuova strada regia delle Puglie che penetrava direttamente nella valle del Cervaro passando dalla più meridionale sella di Ariano, ebbe inizio l’inevitabile fase della decadenza.

Miliare

In territorio di Greci, in località Tre Fontane, a circa 200 metri dall’omonima Taverna, è stata scoperta la colonna miliaria con l’indicazione della dstanza in miglia da Benevento. Era collocata lungo il percorso della Via Traiana, nel tratto compreso tra le stazioni di posta di Aequum Tuticum e la Mutatio Aquilonis, un segmento della via consolare romana di 8 miglia. La colonna risulta mutila inferiormente, poco sotto la linea della cornice ed è spezzata lateralmente, dove manca una porzione del lato sinistro, compresa una parte dell’iscrizione. La colonna, appena rastremata in alto e simile per dimensioni e tipologia agli altri miliari traianei della stessa Via, conserva il margine superiore leggermente aggettante. Nello spazio, tra questo e la cornice, è inciso il numero delle miglia. Lo specchio epigrafico, con il testo impaginato con regolarità, secondo uno schema costante che si ripete su tutti i miliari della Via Traiana, è delimitato da una cornice a gola dritta di cui restano soltanto il lato destro e parti di quello inferiore e superiore; l’altezza dello specchio epigrafico è di cm 92, mentre la laghezza massima conservata è di cm 29. L’incisione dei segni è accurata, con l’assenza di interpunzione e con i numerali privi della stanghetta orizzontale. Le lettere conservate delle undici righe dell’iscrizione sono ben leggibili e presentano altezze diverse secondo un modulo decrescente tipico di questa serie di miliari: le misure variano dai 12,5 cm della prima riga con il numerale del miliario, 6 della seconda e terza riga, 5,5 della quarta, 4,5 della quinta, 4 della sesta e dell’ottava, 3,5 della settima e della nona, fino ai 2,5 cm della decima e undicesima riga. Il numero delle miglia – XXVI – è da integrare con sicurezza, poiché sono conservate le ultime tre lettere della cifra (le ultime due complete) e per l’esatta corrispondenza topografica tra il luogo di rinvenimento e la distanza ricostruita da Benevento, che coincide con la distanza reale della colonia di Beneventum (poco meno di 40 Km). Il miliario si data al 109 d.C., anno in cui venne fatta costruire l’importante arteria stradale dall’imperatore Traiano per collegare con un percorso più agevole – anche se più lungo – Benevento con Brindisi, in alternativa al percorso interno e tortuoso della Via Appia. Si trattò sicuramente di un’impresa portata a termine in diversi anni di lavoro (forse un quinquennio), anche sistemando assi stradali preesistenti – vie di cui abbiamo notizie esplicite in Strabone ed in Orazio – l’anno di inizio delle operazioni si evince dalla XII tribunicia potestas di Traiano (10 dicembre 108 – 9 dicembre 109), carica indicata e visibile anche nell’iscrizione del nostro miliario.

Tre confini

Un punto di particolare interesse geografico è detto “Tre confini”. In un punto convergono tre confini provinciali (e due regionali); qui si attraversa il confine tra Campania e Puglia, ma la circostanza più singolare è la convergenza in questo punto delle province di Benevento (Comune di Castelfranco in Miscano), di Avellino (Comune di Greci) e di Foggia (Comune di Faeto). Il punto è segnato da una stele in pietra calcarea che ha forma di prisma a base triangolare sulle cui facce sono incise le sigle “BN”, “AV”, “FG”.

Cultura arbresche (Katund)

Prima che arrivassero gli Albanesi, Greci era un insediamento già esistente e molto antico. Il nome Greci compare dopo il 535, cioè in seguito alla spedizione nell’Italia Meridionale (voluta da Giustiniano, imperatore di Costantinopoli) sotto il comando del generale Belisario. Evidentemente, in tale occasione, furono fondate molte colonie greche, tra cui Greci. Il paese venne distrutto dai Saraceni nel 908 d. C. e riedificato nel 1039 (sempre col nome di Greci) dal conte Potone, catapano, per concessione del principe di Benevento Pandolfo e del figlio Landolfo. La cittadina Greci, in quel tempo, era una specie di emporio, ove si svolgeva il commercio tra Abruzzo e Puglia. Tra il 1461 e il 1464 il generale Skanderbeg, eroe nazionale d’Albania, si trovava in Italia con un nutrito numero di valorosi Albanesi per aiutare Ferdinando d’Aragona contro Giovanni d’Angiò. Skanderbeg, al comando del suo valoroso esercito, il 14 agosto del 1461 nella battaglia di Orsara (Terrastrutta, località vicino Greci) sconfisse definitamene gli Angioini. Dopo tale battaglia, una guarnigione di soldati albanesi fu lasciata su questo colle a difesa di eventuali incursioni di ribelli, che potessero provenire dal nord o dal sud. Non bisognava sottovalutare il fatto che in vicinanza c’erano due colonie francesi: Faeto e Celle San Vito, che non davano troppa riassicurazione agli Aragonesi a causa della loro origine, per cui un certo controllo di una colonia albanese, fedelissima agli Aragonesi, era rassicurante per il re. L’insediamento fu completo sotto ogni aspetto, in quanto i familiari dei suddetti soldati raggiunsero Greci. Entrarono, dunque, in contatto con ciò che era rimasto della vecchia Greci greca e iniziarono la costruzione del nuovo paese nella località detta Breggo (Bregu) che in italiano significa monticello. Costruirono le kalive, case in pietra e col tetto in legno e tegole. Erano generalmente formate da un unico ambiente che doveva fungere sia da abitazione che da ricovero per gli animali. Le kalive erano molto basse e normalmente addossate l’un l’altra. Quelle ancora intatte sono disabitate e adibite a ricovero per solo animali. Portarono con sé anche il rito greco-ortodosso, che scomparve verso il 1690 per repressione dell’Arcivescovo Orsini. La fecero rinascere arricchendola con la propria cultura, storia, religione, miti e lingua. Sostituirono il toponimo Greci con quello di Katundi, che nella lingua albanese significa “il paese o paese nativo”. Nel territorio di Greci si trovano molte contrade che portano denominazioni prettamente albanesi: Sheshi Kikutë, Pilli, Fisa, Ghama Shpotit, Mali, Vreshtë, Bregu, Shkembi, Rëshkalatat, Shelqi, Proigas.

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