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Paduli

Paduli

Palazzo Ducale

Il Palazzo ducale (Coscia) nasce sulle rovine dell’insediamento normanno e presumibilmente longobardo, in precedenza, in posizione sommitale anche a controllo della Via Traiana. Il Palazzo Ducale di Paduli è risalente probabilmente al XV secolo, e ha subito modifiche e ricostruzioni dopo i terremoti del XVII e XVIII secolo. Baldassare Coscia, ultimo duca di Paduli nel 1726, acquistò il feudo di Paduli dalla famiglia Malaspina per 52.000 ducati e l’anno successivo fu nominato Duca di Paduli da Carlo VI. Il magnifico palazzo fu fatto riedificare dal duca Coscia, le caratteristiche di tale palazzo sono la pianta a base quadrata con le quattro torri d’avvistamento ai vertici di questa; le terrazze ben rinforzate su ogni lato del palazzo, protette da feritoie e sorvegliate da sentinelle armate; le stalle e gli innumerevoli locali collocati in basso, lungo il perimetro dell’edificio, per ospitare la servitù ed i cavalli.

Chiesa Santa Maria di Loreto e Convento Francescano

L’origine del convento si fa risalire fra il 1486 e il 1491; qui vi si insediò una comunità francescana di frati conventuali, i quali alimentarono la devozione all’Immacolata Concezione, a San Francesco, a Sant’Antonio e, dal ‘600, a San Liberatore. Il terremoto del’688 lo rase al suolo tanto che i frati lo abbandonarono facendovi ritorno soltanto nel ‘775, quando, ultimata la costruzione del Convento, venne costruita la Chiesa. Di particolare pregio è il chiostro settecentesco, imponente con le sue arcate alte, una volta abbellito da stucchi andati persi nell’ultimo restauro. Al centro del chiostro è situato un antico pozzo di pietra. La chiesa è di stile barocco, un barocco elegante e semplice. Di grande valore sono l’Altare Maggiore e la Balaustra di marmi policromi. Il convento è sede di una biblioteca e di un piccolo museo cappella.

Chiesa della Madonna delle Grazie

Situata a monte dell’Arco di Porta Nova, è ricca all’interno di bellezze artistiche. Gli abitanti del quartiere erano soliti, annualmente, anche con il contributo di tutti i padulesi, organizzare una festa in onore della Madonna delle Grazie.

Chiesa di S. Nicola

San Nicola è il Santo Patrono di Paduli. La Chiesa oggi si presenta completamente restaurata. È ubicata a poca distanza dalla Chiesa Madre; vi si accede da Piazza Mercato, dopo aver attraversato l’arco che fa parte dell’antico palazzo Longo la cui facciata dà sulla piazza. Subito dopo l’arco si imbocca una doppia galleria, una regge il palazzo Longo, l’altra, a sinistra di questa, porta sul sagrato della Chiesa di San Nicola.

Chiesa San Giovanni

Appena fuori le antiche mura, si trova l’antica Chiesa di San Giovanni, rifondata nel 1702. Costruita in tufo, la severa facciata presenta due semplicissimi ordini. L’interno è ad una navata, con l’unico altare di San Giovanni.

Chiesa di San Bartolomeo Apostolo (Chiesa Madre)

La Chiesa Madre, di costruzione romanica è di una artistica semplicità e di singolare architettura e risale al sec. XV; vanta origini molto antiche, da una bolla conservata nell’archivio parrocchiale si rileva che la primitiva chiesa fu consacrata nel 1283. Originale il fatto che si entra per il campanile lapideo quadrato, a due terrazze, che forma l’avancorpo della facciata, sotto il quale si apre un ampio ingresso arcuato dal quale si accede al portale della Chiesa, al sommo di una scalinata. Ai due lati della facciata vi si vedono incastrati due rozzi bassorilievi antichi fatti con la stessa pietra: uno rappresenta lo spunto di un branco di cinghiali e l’altro un branco di pecore. Più volte e completamente distrutta dai terremoti fu riedificata e restituita sempre più bella al culto dei fedeli.

Fontana Terra

Chiamata già Fontana Pubblica nel 1706 è fatta ricostruire da mons. Filippo Coscia, Vescovo e Abate, di Paduli, nel 1729; finemente decorata, completamente realizzata in pietra, è opera di maestri scalpellini locali.  Qualche anno fa è stato rinvenuto un ipogeo (cavità artificiale, lunga circa 17 metri, alta 130 cm e larga 110 cm) a qualche metro di profondità che attraversa via Fontana Terra per tutta la sua lunghezza fino alla prospiciente scarpata. Questa, si desume fosse parte dell’antica fontana disegnata sulla mappa del 1706, citata anche sull’epigrafe in latino del 1729, disposta nella parte alta della fontana stessa:

D.O.M.

NUMPHAE HOSPES ANTE HAC EJULABANT

AQUAM E TERRA SPARSIM SALIENTEM

VIX E LIMOSIS CUNICULIS VEL DECURRENS

IN VETERNOSO CRATERE PUTIDA HAEREBAT

HEU A PUMICE AQUAM POSTULABANT

OMNIA NUNC RIDENT

UBI INSTAURAVIT PHILIPPUS COSCIA EPISCOPUS

TARGENSIS ET ABBAS IN OTIO AESTIVO

ANNO DOMINI

MDCCXXIX.

A Dio Ottimo Massimo. Le Ninfe, o passeggero, prima di questa (fontana) lamentavano che l’acqua, che a stento veniva su dal terreno attraverso fangosi passaggi sotterranei in una vasca inadatta desideravano fortemente che sgorgasse da una pietra forata. Tutto ora sorride da quando l’ha ricostruita Filippo Coscia Vescovo di Targa e Abate durante le ferie estive nell’anno del Signore 1729.

Questo deposito d’acqua alimentava anche l’antica fornace sottostante la strada, i cui ruderi sono ancora visibili.

Via Traiana da Benevento a Forum Novum *

L’area nord-orientale dell’Ager Beneventanus fu prescelta dagli ingegneri di Traiano per l’attraversamento della via di collegamento tra Beneventum e Brundisium. Tale scelta non fu dettata dal caso, ma dall’ esistenza di centri abitati e soprattutto da una disponibilità di sentieri preesistenti, i quali opportunamente riutilizzati o rettificati, permisero una pili rapida realizzazione del tracciato traianeo. I sentieri tratturali che si diramano dalla via Traiana, sono infatti numerosi; in molti casi si tratta, di sentieri molto antichi che attraversano aree insediative preistoriche, protostoriche o anche pili recenti, ma di solito precedenti all’intervento traianeo. Ci troviamo quindi di fronte a un tracciato in parte precostituito, ma che Traiano rende più agevole per la necessita di poter raggiungere Brundisium con maggiore celerità facendo realizzare una strada che favorisse, con una larghezza adeguata e un tracciato meno impervio, un più comodo spostamento di truppe e vettovagliamenti. La via Traiana partiva dal lato Nord-orientale della citta di Beneventum, seguiva l’attuale via S. Pasquale e superava il torrente San Nicola grazie ad un “ponticellum”, sicuramente di età repubblicana. Risaliva, quindi, la collina di Capodimonte (verso Est) per scendere verso il fiume Calore ed attraversarlo grazie al Ponte Valentino. Questo era il primo dei grandi ponti fatti realizzare da Traiano in opera cementizia e laterizio. All’altezza del ponte la strada entrava nel miglio IV ed iniziava a seguire la riva sinistra del fiume Tammaro inoltrandosi nell’area di Sagliete, al confine con il territorio del comune di Paduli. Questo tratto della strada, che s’inoltra per alcune miglia sulla sponda sinistra del Tammaro, è riportata come via Egnazia, antica mulattiera identificata spesso con la Via Minucia, forse un tracciato di età repubblicana, poi rettificato dagli ingegneri traianei. La via Traiana cominciava a salire, dove, iniziato il quinto miglio, puntava decisamente ad est. Da questo tratto deve provenire la pietra miliare segnata col numero V, attualmente all’ingresso della Rocca dei Rettori a Benevento. Nel sesto e settimo miglio si porta in quota e si comincia a discostare dal fiume Tammaro, salendo a mezza costa sulla sponda. Superata un’antica Taverna cinquecentesca, la strada giunge in questo punto, dove vi è una biforcazione. La Traiana prosegue verso destra, mentre la Francigena segue il tracciato che torna a piegare verso il fiume. Si tratta di un antichissimo collegamento che mette in relazione la Via Traiana con il Regio Tratturo Pescasseroli Candela. Il percorso della Francigena tornerà a ricongiungersi con la Traiana all’incrocio tra strada comunale Montecapriano e la SS. 90bis, prima di Forum Novum.

*tratto da prof. Francisco Scocca

Fiume Tammaro

Il fiume Tammaro è un affluente del Fiume Calore. Esso è, con una lunghezza di 78 km e un bacino di 793 kmq, il principale tributario del fiume Calore. Nasce in Molise dalla Sella di Vinchiaturo (558 m) tra le montagne di Sepino in contrada Castelvecchio Tappone, poco lontano dal confine con la Campania, entrando poi in provincia di Benevento fra Sassinoro e Santa Croce del Sannio. Scorrendo da nord-ovest a sud-est lascia sulla destra Sassinoro, Morcone, Campolattaro e Fragneto l’Abate, volgendo presso il centro di Pesco Sannita a nord-est per Valle Cupo, per poi attraversare località Calise tra Pago Veiano e San Giorgio la Molara. In seguito torna verso mezzogiorno lasciando a sinistra il centro di Paduli e a destra Pietrelcina per poi sboccare nel Calore poco a monte di Benevento, presso Ponte Valentino all’altezza della stazione ferroviaria di Paduli; il corso d’acqua è caratterizzato dal regime torrentizio e dal letto solitamente angusto e fortemente incassato fra i monti. La valle del Tammaro, in questa zona, è caratterizzata da un corso del fiume meno impetuoso. La sua valle era caratterizzata, fino agli anni 60 del secolo scorso, dalla presenza di numerosi mulini ad acqua. Questo testimonia la caratteristica dell’ambiente rurale, che vede la prevalente presenza di uliveti e di seminativi.

Il sito di Forum Novum, così come riportato dagli antichi itinerari appare precisamente ubicato a dieci miglia di distanza da Beneventum, nell’attuale contrada S. Arcangelo. L’area archeologica, che ha una estensione di circa 800×200 m, è delimitata a sud ed ad ovest dalla SS 90 bis. La Via Traiana taglia l’area con direzione SO – NE e coincide, fedelmente con il percorso della Francigena. L’area è costituita da un pianoro ubicato ad una quota di circa 480 m s.l.m. con la presenza di un piccolo nucleo di case coloniche che presentano vario materiale di spoglio riutilizzato nelle murature; inoltre sono visibili vari elementi architettonici sparsi in vari punti del sito, insieme a numerosi blocchi divelti del selciato della Via Traiana. Una parte di questi materiali, rinvenuti duranti i lavori agricoli, furono registrati da Thomas Ashby e Robert Gardner nel 1914; alcuni sono andati perduti nel corso degli anni, altri furono recuperati e conservati presso un piccolo antiquarium nel Convento dei Frati Minori di Paduli. Interessante notare che il materiale ceramico raccolto nell’area a seguito di esplorazioni e studi, testimonia la presenza di un insediamento ben più antico dell’età traiane. Sicuramente l’area ha visto una trasformazione in senso monumentale in epoca tardo-repubblicana, con una continuità in età augustea e fino alla realizzazione del Forum Novum (II secolo d. C.). La presenza di ceramica africana ne testimonierebbe l’uso fino al periodo “tardo-antico”. Dopo l’anno 1000 sembra vi sia una ripresa nell’uso del sito tanto che il feudo è citato nel Catalogo dei Baroni (1150 – 1168).

*tratto da prof. Francisco Scocca

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